Lo SMC è il nome generale dell'approccio, l'ICT una scuola precisa al suo interno. Il rapporto è più o meno quello fra «analisi tecnica» e un singolo autore con un proprio sistema di notazioni.
Perciò la domanda «quale sia meglio» è posta male: non sono due metodi, ma un concetto e un suo caso particolare.
Che cosa hanno in comune
La base coincide quasi interamente: struttura di mercato, rotture in chiusura, perforazioni di livelli, vuoti, zone da cui è partito un movimento, range diviso in metà superiore e inferiore.
Togliete i nomi e lasciate gli oggetti: la marcatura risulterà simile nei dettagli.
Dove i vocabolari divergono
Uno stesso oggetto porta spesso nomi diversi, ed è la fonte principale di confusione.
Il vuoto fra le ombre di tre candele è «squilibrio» nel vocabolario generale e «fair value gap» in ICT. Una perforazione con rientro è «presa di liquidità» o «stop hunt» da una parte e «judas swing» dall'altra. La zona da cui è partito il movimento si chiama quasi ovunque «order block», ma i suoi confini si tracciano diversamente.
Capita anche il contrario: uno stesso nome per due oggetti distinti. Conviene verificare dalla descrizione, non dal termine.
Che cosa ha l'ICT e manca al vocabolario generale
Una parte propria questa scuola ce l'ha, ed è evidente: il legame con l'ora e con le sessioni, nomi specifici per certi setup, modelli giornalieri e settimanali particolari.
Conta notare che il legame temporale è un assunto autonomo. Non poggia sulla geometria del grafico ma sull'affermazione che certe ore funzionino diversamente. Questo non si verifica più con la marcatura ma con una misura, e la misura va fatta strumento per strumento.
Perché lo SMC esiste separatamente
Se l'ICT è un caso particolare, perché è servito un nome distinto per la parte generale? La risposta: la seconda metà dell'ICT è temporale, e non si trasferisce.
Killzone, judas swing, Power of 3, legami con l'apertura di Londra e di New York, con la chiusura del giorno — tutto questo richiede una sola cosa: l'evento «inizio della sessione». L'ICT si è formato proprio attorno a futures e forex, dove quell'evento esiste ed è uguale per tutti.
Su un mercato aperto ventiquattr'ore quell'evento non c'è. Non perché il tempo abbia smesso di esistere, ma perché è sparito il punto a cui agganciare una regola: il bitcoin non ha un'ora in cui aprono gli scambi, non ha una chiusura del giorno comune a tutti, non ha un calendario uguale per partecipanti di fusi orari diversi.
La geometria si trasferisce senza perdite: struttura, perforazione, vuoto e zona si calcolano allo stesso modo ovunque. Un calendario no. Lo SMC ha scartato la parte temporale non per pigrizia, ma perché su alcuni mercati non ha nulla a cui aggrapparsi.
Il ritmo del giorno resta, l'evento sparisce
Va formulato con precisione, altrimenti diventa falso.
Il ritmo del giorno nelle cripto c'è. L'attività è disomogenea: i volumi crescono nettamente nella mattina europea e in quella americana, di notte è più calmo. Si vede su qualunque grafico e nessuno lo nega.
Ciò che manca è l'evento. Un ritmo è una proprietà statistica, graduale e sfumata; una regola «dopo l'apertura della sessione» richiede un momento prima del quale non c'erano scambi e dopo il quale ci sono. La differenza fra «a quelle ore di solito c'è più movimento» e «alle 9:30 la seduta è iniziata» è sostanziale: sulla prima si costruisce un'osservazione, sulla seconda una regola.
Un'eccezione da conoscere: i futures sul bitcoin del CME hanno un calendario, con veri gap di fine settimana. Stesso sottostante, mercato diverso — e lì la parte temporale è applicabile, mentre su una borsa spot con lo stesso bitcoin non c'è nulla a cui applicarla.
Da qui una conclusione pratica: la domanda da porre non è «l'ICT funziona nelle cripto», ma «questo strumento preciso ha l'evento a cui la regola è agganciata». Spot e future rispondono diversamente.
Dove nasce la confusione
Si prende un termine ICT per uno standard. Qualcuno legge «kill zone» e la cerca nel vocabolario generale SMC — quel concetto lì non esiste.
Si crede che nomi diversi indichino oggetti diversi. Il più delle volte è la stessa cosa, solo da fonti diverse.
Si confrontano marcature senza aver confrontato le regole. Due persone con definizioni diverse di rottura otterranno immagini diverse su uno stesso grafico, e la discussione riguarderà il vocabolario, non il mercato.
Conclusione pratica
Conviene capire gli oggetti, non le scuole. Chiari struttura, perforazione, rottura e zona, qualunque vocabolario si legge in una sera — e si vede che dietro un termine nuovo sta di solito un oggetto già noto.